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Una delle terre più remote e isolate dell’intero pianeta, l’Isola di Pasqua (o Rapa Nui, suo nome indigeno) è un fazzoletto di terra di soli 162 kmq ed è anche uno dei luoghi più famosi del mondo in fatto di misteri.

Come hanno fatto a raggiungerla i primi abitanti? Che cosa rappresentano i moai, le gigantesche statue presenti sull’isola? Perchè la civiltà dell’isola scomparì improvvisamente? Sono solo i quesiti più importanti che sono rimasti fino ad ora senza risposta…proviamo ad esplorarli insieme.

isola di pasqua

Da dove e come arrivarono i primi abitanti?

Dispersa quasi al centro dell’Oceano Pacifico, l’isoletta (per capirci, è grande poco più dell’Isola d’Elba) nacque mezzo milione di anni fa da tre vulcani, su cui oggi sorgono tre laghi. Qui non ci sono fiumi, l’acqua scarseggia e tutto arriva dal Cile, a cui il territorio appartiene politicamente e che dista 3.500 km.

Ma come è possibile che qualcuno, migliaia di anni fa, sia riuscito a raggiungere questo remotissimo luogo? L’analisi genetica degli abitanti odierni ha svelato la loro origine polinesiana. Quindi, i loro antenati affrontarono un lungo e pericoloso viaggio di più di 4.000 km, sfidando le tempeste dell’oceano, seguendo i venti e le correnti a bordo di semplici zattere.

Secondo un’altra teoria, gli isolani sarebbero una mescolanza di civiltà nordiche, peruviane e polinesiane che approdarono sull’isola dopo un estenuante viaggio in mare. Poi, non potendo riparare le imbarcazioni a causa della mancanza di alberi sull’isola, vi si stabilirono.

Cosa sono i moai?

I moai sono enormi figure monolitiche di pietra, ricavate e scavate da un unico blocco di tufo vulcanico proveniente dal cratere Rano Raraku; oggi, sulla superficie dell’isola ce ne sono più di 600, più altre 400 circa incomplete. Le statue voltano le spalle al mare, guardando enigmaticamente verso l’isola (probabilmente per proteggere la comunità isolana dai pericoli esterni del mare), hanno dimensione variabile e un’altezza che va dai 90 cm fino a 11 mt. Hanno tutte le stesse sembianze, e originariamente erano dotate di un copricapo rosso. Sebbene vengano spesso identificati con le teste, molti dei moai hanno spalle, braccia, torsi, che sono stati piano piano, negli anni, sotterrati dalla terra circostante. Una volta ultimata la costruzione, i moai venivano trasportati per decine di chilometri fino al punto in cui dovevano essere innalzati.

Dopo qualche tempo dalla costruzione, praticamente tutti i moai furono probabilmente abbattuti dagli indigeni, o forse dai terremoti.

Qual è il significato delle statue?

– L’isola di Pasqua sarebbe un residuo emerso di Atlantide, Mu o Lemuria (continenti che, secondo diverse leggende antiche, si inabissarono nell’antichità), e i moai rappresenterebbero i suoi originari abitanti o la classe al potere.

– I moai potrebbero rappresentare extraterrestri che portarono sull’isola una civiltà ed un progresso tecnologico dei quali i pochi superstiti in tutto il mondo, fra cui gli isolani di Pasqua, hanno perso quasi completamente la memoria, conservandone rare testimonianze in manufatti ed edifici molto più evoluti del livello di conoscenze attualmente in loro possesso.

– Gli isolani, una mescolanza di antiche civiltà, costruirono i moai grazie alle loro capacità molto sviluppate; ma, debilitati dall’isolamento e dalla carenza di risorse sull’isola, regredirono dimenticando anche il senso originario di quelle statue.

– i moai potrebbero aver rappresentato un’offerta antica agli Dei. I polinesiani vedevano infatti il paesaggio come una cosa vivente e pensavano che dopo aver scolpito le rocce gli spiriti vi entrassero dentro. Si tratterebbe dei capi tribù dell’isola o di una celebrazione degli antenati morti.

Cosa è successo alla vegetazione dell’isola?

isola pasqua vegetazioneLa spiegazione più accreditata è che il trasporto delle statue dal vulcano alla costa rendesse necessario l’uso di rulli di legno ricavati dalle grandi palme presenti sull’isola. Per questo, si praticò un disboscamento selvaggio in tutta l’isola; a lungo andare, la scarsità di legno provocò contrasti e guerre civili e gli abitanti iniziarono ad utilizzare anche erbe e cespugli come combustibile. Le condizioni di vita divennero sempre più difficili: fame e scontri decimarono la popolazione, che non poteva nemmeno più costruire zattere per lasciare l’isola. Ogni via di fuga era sbarrata! Quando i primi europei, nel 1722, giunsero sull’isola, vi trovarono meno di 2000 abitanti che vivevano in povertà.

Che cosa ci insegna la storia dell’isola di Pasqua? A celebrare l’incredibile ingegno umano o a imparare la lezione e cercare di evitare la catastrofe ambientale su scala, questa volta, mondiale? Utilizzando proprio l’ingegno umano, sarebbe importante cercare di fare qualcosa per scongiurare il secondo pericolo…

Moai su Rapa Nui
Foto di David su flickr

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